“Semolino, purè, mela cotta. Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale” di Antonio Osea Mansi

di | 19 Marzo 2025
"Semolino, purè, mela cotta. Viaggio sapienziale tra i sapori d'ospedale" di Antonio Osea Mansi

Quando un amico commensale come Antonio Osea Mansi bussa a Un libro sul menù, non si può che aprirgli, farlo mettere comodo e ospitarlo come fosse a casa propria, mentre ci si gusta allegramente pagine del suo “Semolino, purè, mela cotta. Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale”.

Compagni, dal latino cum-panis, coloro che condividono il pane: mai parola fu più appropriata in questo contesto che fa del cibo l’ispiratore primo di riflessioni e pensieri.

Libro che trovo singolare, particolare e unico nel suo genere, oggi ho deciso di parlartene.

Se lo hai letto anche tu e vuoi discuterne o solo per maggiori informazioni, scrivimi pure qui sotto nei commenti o nella direct di Instagram.

Buon proseguimento.


Dettagli del libro

Titolo: “Semolino, purè, mela cotta. Viaggio sapienziale tra i sapori dell’ospedale”

Autore: Antonio Osea Mansi

Casa editrice: Bookabook

Anno: 2024

Pagine: 243 pp.

Genere: narrativa contemporanea

Formato: cartaceo

Prezzo: € 17

ISBN: 9791255992066


Trama

“Sembra cibo da ospedale” è una frase che viene spesso utilizzata per descrivere piatti poco appetitosi o mal riusciti.

Come se non bastasse la salute precaria, si è costretti anche ad avere a che fare con un’alimentazione di dubbia qualità.

Questo pensa il Mansi mentre, su una barella al pronto soccorso, aspetta l’assegnazione di una stanza per il ricovero. È convinto che sarà un’esperienza difficile anche dal punto di vista culinario.

L’impatto con il cibo però lo sorprende, a volte positivamente e a volte no, ma è diverso da come lo immaginava.

Decide di prendere seriamente la sua missione: recensire tutto ciò che il vitto gli recapita: taccole al pomodoro, purè, polpa di frutta, halibut.

Che tipo di uomo sarà dopo questa esperienza?


Estratti

Non tutto si esaurisce nel corpo, ma non è neanche vero che le uniche cose importanti sono astratte o intangibili. Nutrire il corpo significa nutrire noi stessi, mangiare un panino significa anche alimentare il potere della mente.

A volte non ci accorgiamo di quanto abbiamo camminato per arrivare al punto in cui siamo, sopraffatti dall’immensità del mondo interno noi e dallo sforzo che ancora ci aspetta, ma tu devi farlo: girati, guarda indietro e poi avanti. E ti sarà chiaro.

La madre del Mansi ha una teoria: la felicità arriva da dentro e non da fuori, imparare ad accontentarsi di ciò che ci circonda senza aspettarsi qualcosa di dovuto è un buon approccio alla vita.


Recensione

Un viaggio nei sapori, tra piatti da dieci e piatti da dimenticare o con riserva.

Come un moderno Dante, Antonio Osea Mansi, per gli amici “il Mansi”, attraversa il mondo culinario del nosocomio, accompagnato dal suo Virgilio Ofelia, dal greco “colei che assiste”. Originale nell’aspetto per via dei suoi capelli dalle punte blu, questa ragazza, incaricata di prendere le ordinazioni quotidiane di pranzo e cena, mi ha dato filo da torcere nello scoprirne la reale identità. Un cliffhanger dalle prime pagine al finale per l'”ambasciatrice-guida del vitto”!

Come nota Marco Bellucci nella prefazione, “leggendo ti ritrovi ora in un fumetto, ora a teatro, nelle pagine di un diario, in una rubrica radio o in un palinsesto televisivo”, passando da un documentario al reality con persino improbabili stacchi pubblicitari alla Mastrota e sigla.

Ci si ritrova di fronte a un viaggio surreale e sinusoidale, a più voci narranti e registri linguistici, nel quale l’autore, paziente OB225_001, parla di sé in terza persona.

Non mancano riferimenti a poesie del passato, citazioni mitologiche, proverbi dei nostri nonni e analisi etimologiche.

Semplici cibi come un piatto di patate sono forieri di un cambiamento nel Mansi, che si trova a riflettere su aspetti filosofici e scientifici. Il suo mantra diventa “Osa”. Si loda persino per le scelte fatte.

“Che uomo dal multiforme ingegno! Sempre un passo avanti alle sfide che gli si fanno incontro!”

Oltre ad essere un romanzo dai contenuti multivalenti, “Semolino, purè, mela cotta. Viaggio sapienziale tra i sapori d’ospedale” è anche testo di una spiccata ironia.

Ogni capitolo si compone di titolo, data del giorno che ci si prepara a vivere, riassunto di ciò che ci aspetta, sigla in fuori campo, stacco conclusivo e sigla finale. Tutto studiato nei minimi dettagli, come una vera sceneggiatura.

Se inizialmente ero stranita da una storia così “strampalata”, ho avuto modo di sorprendermi e faccio un plauso ad Antonio per l’originalità della sua opera.


Biografia dell’autore

Antonio Osea Mansi è nato negli USA nel 1985 e cresciuto in Italia. Dopo essersi laureato in lettere classiche e aver insegnato italiano agli stranieri per diversi anni, ha deciso di coltivare la sua passione per il cinema d’azione, diventando animatore e insegnante di discipline digitali. Inoltre, sta facendo i suoi primi passi nel mondo della scrittura e della sceneggiatura.


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